giovedì 11 marzo 2010

Faccetta Nera

Qualunque cosa ci sia scritta qua sotto rispecchia il mio pensiero risalente alla data dell’articolo. per sapere cosa ne penso ora, puoi scrivermi una mail a rpinotti92@gmail.com

Mercoledì (ieri).
Conferenza stampa a via dell'Umiltà.
Deliri d'onnipotenza di B. e della sua compagnia.

B., in arte Sherlock Holmes, sostiene infatti d'aver “indagato personalmente” per scoprire chi sia il vero colpevole della mancata accettazione delle liste in Lazio.
Noi (ingenui) l'avevamo riscontrato in quell'oscura entità chiamata legge.
Invece, il nostro Dedective Conan, è andato oltre e dopo ore e ore d'indagini ha trovato non uno, ma ben due colpevoli: la “sinistra sovietiva” come mandante, e i radicali come sicari.
Per non parlare di Anna Argento, giudice e presidente della Corte d'Assise di Roma, che ha bocciato il decreto-golpe “salva-liste”, che nello studio possiede un ritratto del 'Che' (meglio avere quella di Mangano), che però il nostro ispettore Derrick non cita.
Tutto avviene secondo routine: B. insulta i giudici comunisti e se la prende con i radicali e la sinistra.
Per fortuna, durante le conferenze stampe, è ancora permesso fare domande. Ma i giornalisti devono rispettare una scaletta precisa di intervento per non creare disordine.
Sembra tutto filare liscio quando un giornalista freelance, tale Rocco Carlomagno, infischiandose del proprio turno (questo va detto!), inizia a porre domande a raffica a B.
Inizialmente il nostro Signore in giallo, nonché Jessico Fletcher, con pacatezza (strano ma vero), lo invita a rispettare il proprio turno, ma il giornalista continua imperterrito.
Allora B. ordina: “lo potete accompagnare gentilmente alla porta?”.
E chi si prende l'incarico di tale fardello? Ignazio La Rissa, Ministro della Difesa.
Fortunatamente viene prontamente fermato da un body-guard ma decide comunque di sedersi affianco di Carlomagno per indagare. Scoperto che di fatto non si tratta di un giornalista, lo rifverisce a B. che lo addita come “provocatore” e “villano”.
Passano circa dieci minuti quando il “provocatore” ricomincia a fare quello che gli riesce meglio, provocare. La Rissa non ci vede più e lo agguanta per il braccio al grido di “Adesso basta!”.
Davanti alla folla allibita di giornalisti e uomini della security, cerca di portarlo fuori ma non riesce.
Dopo un battibecco anche verbale la situazoine torna alla normalità e Carlomagno viene portato fuori da un buttafuori. Ma minaccia querela: “ Non ti ho messo le mani addosso. Ho fatto una domanda. Picchiatore fascista”.

Tutto ciò sarebbe quasi normale se non fosse che colui che ha cercato di mettersi nei panni di un body-guard è un Ministro.
In qualunque altro paese (democratico s'intende) nessun Ministro si sarebbe permesso di fare una cosa del genere. E se gli fosse capitato di compierla avrebbe sicuramente presentato le dimissioni o la sera stessa o il giorno seguente.
Ma qua siamo in Italia e le dimissioni non esistono nel vocabolario della politica (di destra solitamente).
Nel 2001 Montanelli diceva: “Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello”. Tesi confermata.

Un altro problema che non bisogna sottovalutare riguarda l'ennesima falla nel sistema che dovrebbe garantire la sicurezza del Presidente del Consiglio. Infatti, come scrive Paola Zanca su Il Fatto, “Carlomagno non è entrato “indebitamente” o “con una palese violazione”, come dice l’ufficio stampa del Pdl. È entrato dall’ingresso principale, come tutti i giornalisti. Solo che a noi hanno chiesto il tesserino, per lui è bastata la carta d’identità, e la vista di un tesserino della biblioteca del Senato”.

Sta di fatto che se queste sono le premesse per la grande manifestazione indetta dai veritici del Pdl siamo proprio messi bene.
Questo clima, creato sia dalla destra che dalla sinistra, ricorda tanto gli anni Sessanta-Settanta e non sarebbe così strano se tutto ciò sfociasse, attraverso la piazza, in un nuovo clima di violenze.
Occhio!