martedì 9 marzo 2010

Scusate ma la chiamo legge

Qualunque cosa ci sia scritta qua sotto rispecchia il mio pensiero risalente alla data dell’articolo. per sapere cosa ne penso ora, puoi scrivermi una mail a rpinotti92@gmail.com

Ci sono due signori.
Uno, tale Milioni, residente in Lazio, si ferma a mangiare un panino e arriva in ritardo a consegnare le firme per le elezioni regionali.(versione data dallo stesso Milioni)
L'altro, residente in Lomabardia, non avendo nulla da fare, va a Gardaland e fa firmare ai personaggi delle attrazioni del parco di divertimenti i moduli per le elezioni.

La legge, che è sovrana, però è chiara: è obbligatorio consegnare le firme entro una certa data a una certa ora e le suddette firme devono corrispondere a persone esistenti.
Due regole che non sono state rispettate dai nostri due signori.
In un paese democratico i nostri(si fa per dire) eroi avrebbero pagato(giustamente) con l'esclusione delle liste dalle regionali. Perchè è così che succede a molti partiti e liste ogni qual volta ci sono delle elezioni. Invece non è stato così.
Infatti l'angelo dell'Unto del Signore, nella notte di venerdì sera(5 marzo), ha firmato un decreto “salva-liste”, che è composto da quattro punti:
Al primo punto si prevede che “il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale”.
Come se io perdessi il treno ma, poiché ero in stazione da mezz'ora, posso fermarlo e salire.
Il secondo punto dispone che le firme si considerano valide anche se l'autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti. Quindi posso fare anche il timbro di Topolino che trovo nel numero di febbraio di Art Attack.
Il terzo prevede che le decisioni d'ammisione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell'Ufficio centrale regionale sono “definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio”.
Inoltre “è ammesso ricorso all'Ufficio centrale regionale, entro ventiquattro ore dalla comicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce”.
Il quarto e ultimo articolo pervede l'entrata in vigore del decreto e la possibilità per i delegati di effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti di lunedì 8 marzo.

Quindi scemo chi le ha consegnate in tempo, chi si è svegliato la domenica alle 7 per andare in piazza a raccogliere le firme con il gazebo, chi ha consumato le proprie scarpe per andare a racimolare anche una solo firma regolare, chi ha passato al freddo le mattinate per convincere i passanti a sottoscrivere le liste.
Ecco, poveri noi scemi!!
Alcuni sostengono che in questo modo ha vinto la democrazia perchè non sarebbe stato giusto togliere la possibilità a una parte dell'elettorato di votare il proprio partito.
Peccato che questi sono i problemi della democrazia. È la democrazia che per garantire uguaglianza, linearità, trasparenza, ha bisogno di regole, di procedure, di limiti.
Non è più uno Stato serio quello che permette a chi supera una percentuale di voti di infischiarsene delle leggi.

Forse non ci rendiamo conto ma sono arrivati al paradosso di sanare l'illegalità con l'illegalità.
Infatti questo decreto, oltre a essere incostituzionale, “viola un principio finora universalmente accettato - scrive Mario Segni su Il Fatto -, che le regole elettorali non possono essere modificate quando la partita è già iniziata, e meno che mai con effetto retroattivo. È una regola fondamentale di ogni democrazia, perché è posta a garanzia della regolarità del voto e dalla eguaglianza di tutti i partecipanti. Non rientra formalmente tra le norme costituzionali, ma può ad essa essere accostata perché attiene alla formazione degli organi istituzionali, e quindi alla parte più delicata del processo politico. E’ inutile nascondersi dietro a un dito: quella regola è stata infranta.”

Intanto ieri il Tar del Lazio ha bocciato il decreto “salva-liste” e, quindi, non sarà applicabile nella regione Lazio. Questa a testimoniare la figura ridicola che stanno facendo i “difensori della libertà”,
alias servi del Sultano.

Come finirà la partita? Non lo so. Ma sono certo che la democrazia, formata dai cittadini onesti, sta perdendo, di tanto e da tanto.