venerdì 25 giugno 2010

Fuori dal mondo

Qualunque cosa ci sia scritta qua sotto rispecchia il mio pensiero risalente alla data dell’articolo. per sapere cosa ne penso ora, puoi scrivermi una mail a rpinotti92@gmail.com

Ebbene sì: siamo fuori dal mondiale, o, più precisamente, siamo fuori dal mondo.

Brancher: la disfatta e la vergogna
Mentre le genti italiche si disperano, trastullandosi, per la sconfitta dell’Italia contro la Slovacchia e quindi l’uscita dal mondiale; i Nostri Eroi, in Parlamento a guardare la partita sui loro iPad profumatamente pagati da noi invece di discutere il Decreto Bondi sugli enti lirici, una settimana fa hanno nominato un nuovo ministro.
Sarà quello dello Sviluppo al posto di Scajola, direte voi, giacché è un ministero molto importante, a maggior ragione dopo la bocciatura del decreto nucleare da parte della Corte Costituzionale (silenzio dei media nazionali). E invece no.
Il nuovo ministro si chiama Brancher e il ministero si chiama “attuazione al federalismo”. Tutto in regola? Ovviamente no.
Infatti, il ministro, sgradito sia alla Lega sia al Pdl, è divenuto tale solamente per usufruire del “legittimo impedimento”.
In questo modo potrà non presentarsi il 26 giugno (domani) al Tribunale di Milano alla prima udienza del processo che lo vede imputato, insieme alla moglie, di appropriazione indebita per un filone della vicenda che riguarda la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi.
Perciò Giannelli, nella sua vignetta di oggi sul Corriere della Sera, consiglia a Lippi di farsi ministro per sottrarsi dal processo post-mondiale.
Giustamente potrebbe non essere così, ma è dal 1994 che la Banda Bassotti ci abitua a questo genere di cose e quindi noi ci sentiamo autorizzati a pensare male.
Ora possiamo anche osare un soprannome al nuovo ministro della Repubblica della Banane: Brunch-er. Infatti “brunch”, in inglese, significa spuntino, colazione. Una sorta di bed&breakfast della democrazia per potersi liberare dai giudici.
Infine, tornando al titolo iniziale: la disfatta della democrazia, la vergogna d’essere italiano.

Azzurri specchio del Paese
E, quindi, mentre in Parlamento ritorna puzza di Fascismo, l’Italia esce dal Mondiale. Come ci esce? Ci esce malamente. Le colpe? Prima di tutto della Federazione che ha voluto richiamare Lippi. Secondo dello stesso Lippi che ha voluto parzialmente ripuntare sulle glorie di Germania 2006.
Ma il problema non è la singola sconfitta, bensì tutto il sistema. Perché se Lippi a fine partita se ne va negli spogliatoi senza stringere la mano all’allenatore che l’ha sconfitto, è vergognoso. Soprattutto se reclami al vincitore di aver perso tempo, inciviltà che magari saresti stato il primo a commettere. Ed è così che la maggior parte degli italiani si ritrova o a piangere o a vergognarsi dell’Italia che ha perso contro la Slovacchia, neanche contro l’Italia che ha pareggiato le prime due, perché se ci fossimo qualificati avremmo fatto festa; mentre il resto, l’Italia VERA, protesta.
Eggià perché vorrei vedere se i lavoratori di Pomigliano sono disperati per l’eliminazione; vorrei vedere se gli aquilani che protestano da mesi nel più silenzio dei media Rai di Regime stanno piangendo per il povero Marcello.
Ma d’altronde che ci possiamo fare se la gente vota un partito che al primo pretesto utile incolpa gli stranieri se siamo fuori dal mondiale; che ci possiamo fare se la gente vota un partito in cui c’è un senatore che questo fine settimana sarà giudicato dalla Corte di Appello di Palermo per “concorso esterno in associazione mafiosa”; che ci possiamo fare se c’è un capo di un partito che fa della lotta agli indagati la sua bandiera e poi, indagato, non si dimette.
Questa è l’Italia.
Dopotutto, come diceva un tale, “chi non ricorda il proprio passato è destinato a riviverlo”.

1934-1938-2010: mondiali di calcio e leggi fasciste.