giovedì 9 settembre 2010

Lo scandalo Europa 7

Qualunque cosa ci sia scritta qua sotto rispecchia il mio pensiero risalente alla data dell’articolo. per sapere cosa ne penso ora, puoi scrivermi una mail a rpinotti92@gmail.com

L'8 aprile 2010 Francesco Di Stefano, creatore dell'emittente televisiva Europa 7, ha trovato un accordo con il governo per ottenere le frequenze necessarie per la copertura del territorio pari all'80 per cento. La nuova intesa con il governo era stata raggiunta a febbraio e il 10 aprile è stata presentata dal viceministro Paolo Romani. Le trasmissioni sono iniziate a giugno: "Dovevo fare televisione a 46 anni, la farò a 57, forse con minori energie e in un panorama completamente cambiato. Ma anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto", dice Di Stefano.
Perchè Di Stefano doveva "fare televisione a 46 anni" ma la farà a 57?
Facciamo un po' di chiarezza.

Prologo
Millenovecentonovantanove
Francesco Di Stefano, con 12 miliardi di lire derivanti dalla precedente attività di syndication (cioè l'acquisto di contenuti prodotti all'esterno della propria azienda), decide di partecipare alla gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive nazionali, prevista dalla Legge 31 luglio 1997, n. 249, al fine di ottenere due concessioni per Europa 7 e per 7 plus.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 1999 vengono pubblicati i punteggi che serviranno per la valutazione dei richiedenti delle concessioni.
Con Decreto Ministeriale del 28 luglio 1999 si dichiarano le vincitrici delle concessioni: Francesco Di Stefano risulta vincitore di una concessione per Europa 7 (settima in classifica) pur non avendo ottenuto dallo Stato le frequenze; in concomitanza Rete 4 e TELE+ Nero, che già trasmettevano a livello nazionale, perdono la concessione.
Quindi Europa 7 è l'unico nuovo soggetto televisivo vincitore: potrà iniziare a trasmettere il 31 dicembre 1999. Ma non succederà mai.
Perchè, al contrario del servizio pubblico e di altri concessionari privati, ancora non aveva ricevuto frequenze su scala nazionale, doveva pertanto attendere il piano di assegnazione delle frequenze per poter iniziare le trasmissioni.
Avrebbe potuto iniziare a trasmettere quando si sarebbe verificato – dice la Corte Costituzionale - un «effettivo e congruo sviluppo dell' utenza dei progranmi radiotelevisivi via satellite o via cavo».
E qui sta il problema, perchè non si capito allora, come oggi, che cosa significhi “congruo”.
Quindi ognuno fece quello che volle.
In più il ministero delle comunicazioni, con autorizzazione ministeriale del 1999, contravvenendo al risultato della gara pubblica, permise la prosecuzione delle trasmissioni analogiche da parte delle "reti eccedenti", cioè Rete 4 e TELE+ Nero.

Trama
Novembre Duemiladue
Alla Corte Costituzionale fu chiesto di valutare la costituzionalita dell'art. 3, comma 6 e 7, della Legge 31 luglio 1997, n. 249, che permettevano a chi aveva un numero di reti superiore al 20% massimo previsto di prorogare le trasmissioni in analogico, a patto che a queste si inizino ad affiancare le trasmissioni via satellite o cavo, fino ad un termine che doveva essere deciso dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
La Corte con la sentenza 466/2002, confermò, come già nel 1994, che nessun privato può possedere più del 20% delle frequenze televisive e le reti eccedenti (Rete 4 e TELE+ Nero), dovevano cessare la trasmissione in via analogica terrestre.
Il privato era Silvio Berlusconi e, quindi, Rete4 e TELE+ Nero dovevano andarsene dall'analogico.
Inoltre la Corte fissò un limite improrogabile entro il 31 dicembre 2003 per il passaggio esclusivo al satellite e/o al cavo, basandosi su una valutazione dell'AGCOM che riteneva quella data sufficiente per trasferire tutte le trasmissioni di Rete 4 e TELE+ Nero su mezzi digitali.

Duemilatre
Nell'estete del 2003 , il ministro delle comunicazione Maurizio Gasparri presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano e l'introduzione della trasmissione digitale terrestre. La legge viene approvata dal parlamento, ma l'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, la rinvia alle camere.
Così, per poter garantire a Rete 4 di continuare a trasmettere via etere, il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge (il cosiddetto"decreto salvareti"), che prevede che le "reti eccedenti" possano proseguire le trasmissioni sulle frequenze da loro impiegate, sia nell'analogico che nel digitale, fino al termine di una verifica sullo sviluppo delle reti del digitale terrestre (fissato al 31 dicembre 2006, termine poi slittato prima a fine 2008 e poi a fine 2012).
La Legge Gasparri verrà approvata nell'aprile del 2004 (Legge n. 112/2004).
Europa 7 fa ricorso al Tar ma viene respinto dal 16 settembre 2004 (provvedimento n. 9315/04 e n. 9319/04). Ricorre allora al Consiglio di Stato, il quale sospende l'esame del ricorso di Europa 7 e chiese alla Corte di Giustizia Europea di rispondere a 10 quesiti, dove fu messo in discussione il quadro legislativo e un risarcimento danni in favore di Europa 7.

Luglio Duemilasei
La Commissione europea apre una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia perchè favorisce gli attuali operatori analogici, Rai e Mediaset, nel passaggio al digitale.

Duemilaotto
Il 31 gennaio 2008 arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa 7 che, interpellata dallo stesso Consiglio di Stato, impegnato a decidere sul caso, afferma che il sistema televisivo in Italia non è conforme alla normativa europea che impone criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori nell'assegnazione delle frequenze.
Inoltre, un ritardo nell'applicazione della direttiva europea avrebbe comportato una pena pecuniaria a partire dal 1 gennaio 2009 (circa 350 mila euro al giorno), calcolata con effetto retroattivo fino al 1 gennaio 2006. Questa multa la paghiamo ancora tutt'ora: siamo quasi a 600 milioni di euro.
SOLDI PUBBLICI, SOLDI NOSTRI.
Il 31 maggio i giudici di Palazzo Spada, in cui ha sede il Consiglio di Stato, chiedono al ministero dello sviluppo economico di pronunciarsi nuovamente sulla richiesta dell'emittente di ottenere frequenze, tenendo conto della sentenza della corte di Giustizia di Strasburgo emessa il 31 gennaio 2008.
Il 15 ottobre il ministero dello sviluppo economico individua alcune frequenze assegnabili alla tv di Francesco di Stefano.
L'11 dicembre Il ministero assegna la frequenza a Europa7.

Duemilanove
Il 21 gennaio la sesta sezione del consiglio di Stato stabilisce che Europa 7 dovrà ottenere un risarcimento dallo Stato di poco più di un milione di euro.

Duemiladieci
Finalmente Europa 7 può trasmettere. 
Epilogo
Ecco, questa è la storia di Francesco Di Stefano.
Ora, ditemi vuoi, se un uomo deve aspettare undici anni della sua vita per poter lavorare solo perchè un altro uomo vuole mantenere il suo monopolio televisivo per plasmare le menti.
Questo e altro è stato capace di fare il nostro Presidente del Consiglio.
Continuate a votarlo, mi raccomando.

Approfondimenti
Wikipedia
La puntata di Report