domenica 2 gennaio 2011

poi, c'è la mafia

A Natale i miei genitori mi hanno regalato il libro di Gherardo Colombo "Sulle Regole" nel quale si parla di giustizia nelle sue mille accezioni. Per ora, dato che lo devo ancora terminare, il capitolo che mi ha colpito di più è il seguente. E' un po' lungo, ma in questi giorni vado in vacanza e quindi avete una settimana per leggervelo.

Questo è un paese immaginario.
All'angolo di una via c'è una salumeria. Entra in negozio un vigile urbano, ha il compito, tra l'altro, di verificare la bilancia. Dopo alcune allusioni, mezze frasi, e occhiatine, il vigile esce con un paio di borse della spesa ricolme. Le ha avute gratis e in cambio non ha controllato nulla. Il negoziante può continuare a vendere la carta della confezione allo stesso prezzo del prosciutto. Due piani sopra, nello stesso edificio, una signora sta pagando l'idraulico che le ha appena aggiustato il rubinetto. "Se vuole la fattura sono centoventi euro, se non la vuole novanta, un piccolo sconto." "Faccia senza fattura, non mi serve, grazie per lo sconto." A due passi c'è l'ufficio delle imposte. Un distinto signore sta parlando con il funzionario a proposito di una presunta evasione. Dopo un po', quando ha capito che non rifiuterà, gli fa scivolare tra le mani una busta piena di denaro. Ancora qualche scambio di battute, si stringono la mano e si salutano: l'evasione è scomparsa. Poco più in là c'è una banca. Entra un cliente, titolare di conto corrente. Saluta il cassiere, apre la valigetta che porta con sé e pone sul banco una serie di mazzette di banconote. Il cassiere, allertato dal direttore, gli suggerisce il sistema per depositarle sfuggendo ai controlli antiriciclaggio. Intanto nella stessa banca, negli uffici della dirigenza, si approva l'idea di suggerire ai clienti meno importanti l'acquisto di bond che diverranno presto carta straccia.
Due isolati più in là c'è il palazzo di giustizia (i lavori di sopraelevazione sono stati assegnati all'impresa che ha versato una cospicua tangente). Un avvocato e un giudice stanno mercanteggiando l'esito di un processo che riguarda persone potenti. Nelle prigioni vicine un altro avvocato millanta al cliente le sue entrature con il gip che segue il processo: "Sei messo male, ma la libertà è cosa fatta con un adeguato regalo al giudice". Nel suo studio, un altro avvocato, riceve un nutrito "fondo spese" senza fattura, esentasse. Un paio di chilometri più in là, allo stadio, c'è la partita. L'arbitro fischia un rigore assai dubbio a favore della squadra di casa, dai cui dirigenti aveva ricevuto qualche giorno prima in riconoscimento della sua competenza un bell'orologio di marca. La sera, in un luogo appartato, l'esponente di un grande partito riceve una borsa dal dirigente dell'impresa capofila nella costruzione della metropolitana. Sono le tangenti meticolosamente raccolte fra tutte le società che partecipano ai lavori. Chi le riceve chiama al telefono i colleghi degli altri partiti che contano: "Ci vediamo domani", e l'indomani il denaro viene spartito secondo tariffe prestabilite, un tanto ciascuno, a percentuale variata a seconda del peso politico. La sera tardi, in una strada di periferia, un distinto signore contratta le grazie di una ragazzina "importata" da un paese più povero con l'inganno e ridotta tramite violenza e minacce in condizioni non lontane dalla schiavitù.
La mattina seguente nell'ospedale civile vengono impiantate valvole cardiache che si dimostreranno difettose, il cui acquisto era stato accompagnato (anche quello) da tangenti. Frattanto alcuni medici di base prescrivono ai loro clienti esami dei quali non hanno bisogno, da effettuare in cliniche private con spese a carico della regione, o specialità di industrie farmaceutiche che già li hanno invitati al convegno - weekend tutto compreso per medico e famiglia - in una rinomata località balneare. In una caserma vicina il maresciallo della fureria si porta a casa, ben confezionato per essere conservato in freezer, un quarto di bue destinato alla mensa sottoufficiali, e nei locali del comando si perfezionano contratti d'acquisto per forniture di dubbia utilità, in cambio, anche qui, di un po' di denaro contante. Tre strade più in là c'è un cantiere edile: bussa agli uffici l'ispettore del lavoro, dovrebbe controllare presenza e adeguatezza delle misure antinfortunistiche. Gli mettono in mano un elenco di oggetti (elmetti, cinture di sicurezza, scarpe antiscivolo) e una busta (di soldi), compila la sua certificazione di regolarità del cantiere e se ne va. All'istituto delle pensioni c'è qualcuno che falsifica i dati al computer di chi l'ha pregato (con obolo) di farlo apparire professionalmente più anziano di quello che è. Senza neanche chiedere un compenso, il medico di base rilascia su richiesta telefonica un certificato di malattia al dipendente pubblico che si è allungato un po' le vacanze. Il titolare delle pompe funebri ha stabilito un accordo con gli infermieri dell'ospedale: un tot per la notizia in esclusiva di ogni decesso. Intanto il benzinaio ha apportato qualche modifica agli erogatori di carburante, per lucrare quasi impercettibili differenze di prezzo per litro, che diventeranno sommette alla fine della settimana; i sottoufficiali della polizia tributaria sono addolciti dalla solita busta e il loro controllo dei conti della grande compagnia darà risultati del tutto regolari. La marca del cibo alla mensa scolastica è scelta in cambio di soldi; sempre per soldi qualcuno consente che in carcere entri qualche stupefacente; agenzie di pubblicità e di consulenza aiutano i loro clienti a creare fondi occulti, restituendo in nero parte del prezzo delle prestazioni. Irreprensibili imprenditori si rivolgono al crimine organizzato per far sparire i rifiuti tossici e pericolosi prodotti dalle loro aziende. Un giornalista decanta sul proprio giornale pregi e virtù del tale oggetto, dopo essere stato adeguatamente invogliato; si costruiscono e ricostruiscono alcune autostrade perché è stato lesinato il cemento; si truccano i concorsi per essere ammessi all'università; si rendono edificabili terreni che dovrebbero essere destinati a parco (ancora in cambio di soldi); si paga per farsi assegnare la costruzione della pista del nuovo aeroporto, per essere preferiti nella fornitura di materiale ferroviario, per ottenere un posto al cimitero.
Poi, c'è la mafia. C'è chi una volta al mese (là dove la mafia è più forte) passa tra i vari negozi e le imprese per raccogliere il "premio dell'assicurazione contro gli atti vandalici", la tariffa della "protezione" garantita a chi non si oppone alla riscossione. C'è chi si infiltra nelle istituzioni, chi chiede e ottiene per la mafia la propria parte negli appalti. C'è chi traffica droga, e chi esseri umani. C'è anche (talvolta, ma c'è) chi fa degli accordi anche a bassi livelli: il poliziotto che tira a campare, e riceve favori (denaro, coca, ragazze compiacenti) in cambio di chiudere un occhio.
Trionfano il sotterfugio, la furbizia, la forza, la disonestà sotto l'apparenza delle leggi uguali per tutti, del rispetto per ogni diritto di base. Coloro che si attengono alle leggi formali (che non è detto siano pochi) sono scavalcati ogni giorno da chi non le osserva.

Mi ha colpito molto quel "poi, c'è la mafia". Nella mia ignoranza da diciottenne e liceale ho quasi sempre pensato che il male maggior dell'Italia fosse la mafia, intesa come Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita e via dicendo.
Forse mi sbagliavo. Il problema dell'Italia sono gli italiani. Certi italiani, è giusto non generalizzare. I quali non sono necessariamente mafiosi, ma hanno un comportamento mafioso. Nella maggior parte dei casi, credo, a loro insaputa (non nel termine scajolano). Il fatto di non rispettare le regole è un comportamento mafioso, non nell'accezione stragista, ma in un'espressione più ampia, generale.
Una volta Saviano ha detto che lo studio, la conoscenza, aiutano a sconfiggere le mafie. Probabilmente ha ragione: l'ignoranza della maggior parte del popolo italiano ne è la dimostrazione.
Ma alla fine, a noi cosa importa?
Mi son sempre chiesto perché alcuni pedoni passino con il rosso. Sembra una cosa stupida e banale, ma per me è il punto centrale. C'è una regola che dice che con il rosso non si passa e le persone passano lo stesso. C'è chi risponde: lo fanno tutti o tanto non cambia nulla. Ma è proprio questo il punto: 1) se è perché lo fan tutti, allora sei pecora che va con il gregge; 2) se è perché non cambia nulla, allora tu fai sempre tutto quello che secondo te può non cambiare nulla, cioè quello che vuoi tu. E lo stato di diritto va a quel paese, si crea una giustizia personale, ognuno fa quello che gli pare. Che poi è la situazione di certa Italia.
Devo confessare che anche io faccio fatica a rispettare certe regole: i limiti di velocità. Ma per me (giustizia personale) in certi punti sono troppo bassi e stupidi e quindi vado più forte. E questo è sbagliato.
Dobbiamo ripartire dalle piccole cose. Diceva Ghandi: "Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere".
Forse saremo fuori dal coro nel rispettare i semafori, nell'utilizzare i cestini, nel raccogliere le cartacce, nell'onorare le forze dell'ordine e le istituzioni. Ma è giusto far parte di questo coro. Ovviamente chi non ne fa parte non vuol dire che non sia nel giusto. Il giusto è un concetto troppo ampio.
L'ultimo traguardo, secondo me quello il più difficile, è il cercare di far capire agli altri dove sbagliano. Un esempio: ho sempre trovato difficoltà a chiedere la fattura o lo scontrino quando non me lo battono. Non so perché. Forse per la vergogna. Bene, il mio primo traguardo sarà quello di chiedere lo scontrino. Qua al Nord sembrerà un'azione rivoluzionaria. Di rivoluzione culturale s'intende. Senza violenza, senza morti. E' quella che serve all'Italia. Il problema è nella testa non altrove.
Questo è un paese immaginario. Rendiamolo reale.