domenica 9 gennaio 2011

società orizzontale e verticale

In questa settimana di vacanza ho finito di leggere Sulle Regole di Gherardo Colombo. Ho letto anche Toghe Rotte di Bruno Tinti. Ma siccome da quest'ultimo libro mi devo ancora riprendere, finisco di parlarvi della giustizia secondo Colombo. L'ultima volta scrissi sulla mafia e ho notato che ha riscosso un po' di successo.
Oggi parlerò di altri argomenti, cioè quelli che più mi hanno interessato.

Questa è la piccola premessa che vi servirà per capire gli argomenti che nei prossimi giorni andrò a trattare.
Per Colombo esistono due tipi di società: quella verticale e quella orizzontale.

La società verticale:
Una parte delle persone vede l’umanità soprattutto come specie animale, regolata dalle stesse leggi che presiedono allo sviluppo delle altre specie viventi. In questa prospettiva l’essere umano progredisce attraverso la selezione. I forti, i furbi, i potenti, gli “adeguati” sono selezionati “naturalmente”: ciò dà dignità alla loro persona, la rende meritevole di considerazione, la mette a fuoco come invididuo. Innumerevoli volte nel corso della storia la subordinazione e la discriminazione sono state giustificate accampando una pretesa inadeguatezza a essere collocati sullo stesso gradino degli altri: è il caso delle donne, degli schiavi, dei neri, degli appartenenti a determinate etnie. Da questo punto di vista, la persona non è un fine, non va salvaguardata, può trasformarsi in strumento per la promozione dei più validi rappresentanti della specie destinati a loro volta a promuoverla ulteriormente e può (sarebbe a dire “deve”) essere eliminata quando non serve o reca danno. Ne deriva che la giustizia consiste nel promuovere e tutelare le gerarchie; nel dare dignità ai privilegi; nell’eliminare, anche fisicamente, chi è dannoso. Questa organizzazione piramidale va di pari passo con l’opacità e la scarsa diffusione delle informazioni. Opacità e scarsa diffusione che da un lato servono per conservare la struttura gerarchica; dall’altro funzionano da presupposto per scalare i gradini della gerarchia attraverso la gestione occulta delle notizie. Salvo rare eccezioni, le società sono state organizzate secondo questo schema gerarchico fino all’altro-ieri della storia, quando la concezione opposta, quella di una società orizzontale, si è affacciata con forza non soltanto nell’ambito delle coscienze, ma anche in quello della disciplina delle relazioni umane.
La società orizzontale:
Esiste un modo di intendere la comunità che non si basa sulle gerarchie, ma sull’idea che l’umanità si promuova attraverso un percorso armonico in cui la collaborazione di ciascuno, secondo le proprie possibilità, contribuisce all’emancipazione dei singoli e al progredire della società nel suo insieme. L’elemento fondante è l’esatto contrario di quello che porta alla sperequazione, alla separazione e all’esclusione. L’umanità non vive, non si emancipa, non progredisce attraverso la selezione, ma prestando attenzione a ogni suo componente. L’origine di questa idea sta nella convinzione che ogni persona è in sé apprezzabile, costituisce un valore, una dignità. Tale modo di intendere è a sua volta conseguenza del riconoscere nell’altro la stessa “natura” che ciascuno vede in se stesso. Sotto un primo aspetto, muovendo dalla osservazione che, in diversa misura, tutti posso contribuire al progredire della società, risulta evidente che, a lungo andare, l’esclusione dei “diversi” non farebbe altro ritardare o addirittura impedire uno sviluppo armonioso della specie umana. Sotto il secondo aspetto, osservando lo stato attuale dell’evoluzione, risulta evidente che il crescente aumento delle penalizzazioni (estrema indigenza di una parte consistente dell’umanità; moltiplicazione degli armamenti; progressiva erosione delle fonti energetiche e delle risorse ambientali), che già colpiscono o sono in grado di colpire chiunque in un prossimo futuro, dipende proprio dalla applicazione del modello di sviluppo opposto. L’uguaglianza di fronte alla legge non ha la conseguenza di far diventare le vite delle persone tutte uguali come delle fotocopie, costringendo a un’esistenza uniforme e ripetitiva. Garantendo il riconoscimento dei diritti fondamentali (in primo luogo quello alla vita) da una parte e dell’uguaglianza di fronte alla legge dall’altra, ciascuno resta artefice del proprio quotidiano, del proprio futuro e della propria emancipazione. La società di tipo orizzontale è qualificata non da percorso che i suoi partecipanti si disegnano vivendo, ma dalla garanzia che tale percorso possa essere intrapreso da tutti in condizioni non discriminate, in cui ciascuno abbia a disposizione ogni strumento possibile. Il modello orizzontale non tollera alcuna opacità nelle istituzioni: l’amministrazione non può non essere trasparente. Nella società orizzontale, infatti, considerato il principio d’uguaglianza, ciascuno dei suoi partecipanti è titolare di una serie non indifferente di scelte, tra le quali figura anche la designazione di chi si assume il compito di amministrare la società. Per poter scegliere occorre conoscere le alternative; l’informazione quindi è indispensabile per l’esistenza stessa di questo tipo di società.

Ovviamente i due tipi di società si possono mischiare.
E' superfluo dirvi che io sono a favore della società orizzontale. Perché, secondo me, ognuno di noi deve avere le stesse possibilità. Solo perché uno nasce in una famiglia in cui la madre è casalinga e il padre cassaintegrato deve avere meno possibilità di un ragazzo che è nato in una famiglia di ricchi con Mercedes e villa con piscina magari frutto di evasione fiscale o falso in bilancio? Io penso di no. In Italia "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Sappiamo tutti che oggi non avviene nulla di simile. Come fare allora? "Non chiederti cosa l'America può fare per te, ma cosa te puoi fare per l'America" diceva Kennedy. Vi porto dunque una mia esperienza. Nella società della tv del 2000, i miei genitori quando nacqui mi iscrissero agli scout. Non ridete, son serio. Ogni volta che dico che son scout non si capisce per quale motivo alcuni perdono la stima (si fa per dire) che poco prima avevano in me. Il bello è che non ne hanno mai fatto parte. Sembrano quei giornalisti al soldo del Nano che senza aver visto Draquila di Sabina Guzzanti lo criticano ferocemente. Bah. Comunque, dicevo che i miei genitori mi iscrissero agli scout e in questi, secondo me, si attua la società orizzontale. Certo, in Reparto (12-16 anni) ci sono le squadriglie e quindi un capo e un vice-capo che di fatto regnano sovrani. Ma l'uguaglianza fra le persone nasce innanzitutto nei Lupetti (8-12): tutti uguali, grazie sopratutto al gioco. E si concretizza in Clan (18-22) dove si è tutti uguali e si decide tutti insieme cosa si vuole fare. Le nostre uniformi ci rendono tutti uguali. Non in negativo, ma in positivo. In una società dell'apparenza quale è la nostra il fatto che le amicizie e le relazioni si creino a prescindere dal vestiario non è cosa da poco. Sembra una stupidata, ma per me è un primo passo per un mondo migliore. Cioè per una società orizzontale.
Questo non è un appello a iscrivere o voi stessi o i vostri figli agli scout, ma poco ci manca.
E' una cazzata? Non so. Alternative valide non ne vedo. A meno che i genitori sappiano trasmettere i valori di uguaglianza ai propri figli, ma guardando le persone di Dalmine e Bergamo non credo stia funzionando. Anzi: i primi a essere i peggiori sono i genitori.
Qualcuno ipotizza che un altro sentiero possa essere rappresentato dalla scuola. Pff, poveri illusi. La scuola è la società dei furbi. Punto. Tutto il resto è fuffa. L'ho provato sulla mia pelle di studente: alla fine chi fa l'onesto (cioè, in teoria, la persona normale) lo prende sempre in quel posto. Prendiamo, ad esempio, le verifiche: aldilà di chi ha studiato molto che quindi prende un voto alto; chi non ha studiato proprio o chi ha studiato male lotta, come la maggior parte degli studenti, per la sufficienza. E per raggiungere questo benedetto 6 lo studente farebbe qualunque cosa. Tipo? Posticipare la verifica per poterla andare a prendere nel cassetto del professore e quindi sapere in anticipo le domande; fare bigliettini (sport olimpico); copiare dal compagno anche se il compagno non sa nulla; scaricare le versioni con il cellulare; portare a casa le verifiche all'insaputa del professore e riportarle o già finite o completamente rifatte; e molto altro ancora. Ecco cosa si fa per arrivare al sei. Credete che se uno studente si abbassa a fare questo per una misera sufficienza, non lo faccia per tutte le altre cose che compongono la vita di una persona media? Si impara da piccoli a diventare grandi (furbi).
Per non parlare della politica che è una cosa indecente.
Io la mia umile proposta ve l'ho data, sbagliata o giusta che possa essere. Ora sta a voi decidere cosa fare.