domenica 12 giugno 2011

LUSSANA: Caos Parallele

Dal numero di giugno di Intervallo.


I rappresentanti di istituto del Liceo inviano una lettera alla commissione Didattica per un chiarimento sulle finalità delle prove parallele.
“Alla cortese attenzione della commissione Didattica del liceo Lussana di Bergamo. Con la presente intendiamo chiedere chiarimenti per quanto concerne le prove parallele che impegnano gli studenti da anni”. Così inizia la lettera (nella foto sotto; pubblicata su Facebbok il 18 aprile) che i rappresentanti d'istituto del Liceo Lussana hanno inviato alla commissione Didattica affinché quest'ultima chiarisca le finalità delle prove parallele. Perché una volta all'anno gli studenti sono obbligati a svolgere una verifica, chiamata “prova parallela”, che viene effettuata nello stesso orario per tutte le sezioni di un determinato anno. La materia regina è matematica, seguita da latino, italiano, storia e filosofia. La prova – viene spiegato nella lettera - dovrebbe servire ai professori “per il controllo del loro operato e come stimolo a stare al passo con i tempi” e agli studenti “come preparazione psicologica agli esami di maturità”. Però non è sempre così. “Spesso accade – denunciano i rappresentati di istituto – che alcune classi svolgano una prova diversa da quella stabilita per le altre classi dello stesso indirizzo”, o non la svolgano proprio. In questo modo “non è possibile rilevare il vero livello di apprendimento e di insegnamento della classe”. “Succede anche che alcune classi interrompano il proprio programma in modo tale da soffermarsi per più tempo” sull'oggetto della verifica o si dedichino “solo ed esclusivamente agli argomenti su cui verterà la prova”. I rappresentanti poi ricordano che alcune prove parallele (come quella di matematica) tratta l'intero programma, solitamente del secondo quadrimestre. “Ma questo – continuano - non vale per materie quali storia e filosofia. Rispetto a queste ci è ancora più oscuro il senso”: come si fa a verificare la bravura del professore in materie che sono perlopiù di studio? “Per cui ci risulta difficile capire se si valuti la capacità/dedizione degli studenti o quella del professore”. Mentre “per quanto riguarda la preparazione psicologica potremmo essere d’accordo; ma quello che non ci sembra corretto è che spesso queste prove mettono davvero a disagio lo studente in quanto è costretto ad affrontare una prova con un livello di preparazione [...] assai inferiore a quello che di solito si raggiunge prima di affrontare una verifica” normale. “Spesso infatti certi argomenti, soprattutto nelle prove di carattere scientifico nelle quali vengono valutati una pluralità di conoscenze, vengono solamente accennati poche settimane prima della prova (ma magari, ndr)”. “Questa situazione – concludono - mette fortemente in difficoltà lo studente che ha bisogno di tempo per assimilare il concetto”.
La riposta della commissione Didattica non si fa attendere e la decisione viene riassunta da Claudio Merati – presidente del Comitato Genitori Lussana – in un post, datato 14 maggio, sul gruppo Facebook del Consiglio D'Istituto del Liceo di Via Angelo Maj.
“I vari pareri emersi – inizia Merati - possono ricondursi ad una valutazione positiva di verifiche generali nelle materie, perché ciò significa dare elementi importanti di riflessione soprattutto sul grado di efficacia nella trasmissione di contenuti”. Traduzione: le prove parallele sono un'ottima cosa perché fanno capire se un insegnante è più o meno bravo a fare il proprio '”mestiere”. “Uno strumento (la prova parallela, ndr) – continua - utile per auto valutare e valutare la docenza”. Peccato che le verifiche vengano effettuate, in certi casi, con in classe il professore che deve essere valutato, e che addirittura sempre lo stesso professore le ri-corregga e metta i voti che vuole lui. Come si fa a dire che è "uno strumento utile per auto valutare e valutare la docenza" se il controllore e il controllato coincidono? La riposta la dà lo stesso Merati quando scrive che "siamo coscienti che i voti dati non sono direttamente proporzionali al punteggio registrato". Due esempi. Primo: in una quarta, nella prova di matematica, uno studente ha totalizzato 37 punti su 100, e ha preso 5. Secondo: nelle prove di matematica la media è stata di 39 punti su 100 per le quarte e di 26 centesimi per le terze. In queste ultime l'asticella della sufficienza è stata posta addirittura a 30 punti. Il voto è un altro tema caldo della questione. Infatti il presidente del Comitato Genitori aggiunge che “molte perplessità sono invece emerse sull'uso delle prove come "voto" incidente sulla media” perché “laddove vi siano lacune nell'insegnamento ciò significa rendere ancora più penalizzata la classe, in difficoltà nel tenere i livelli delle classi parallele”.
Che senso ha, quindi, fare delle verifiche che non valutano né i professori né gli studenti, visto che i primi – a volte – se le correggono da sole e i secondi – in certi casi – usufruiscono dei suggerimenti degli stessi professori (per non parlare dei “bigliettini”)? Dove sta la tanto sbandierata meritocrazia?

Rettifica. Uno dei rappresentanti di istituto mi ha fatto notare che il post di Merati sul gruppo di Facebook non esprime il pensiero della commissione Didattica, ma quello del Comitato Genitori Lussana. Ed ha ragione perché il sottoscritto si è confuso tra "commissione Didattica" e "Comitato Genitori Lussana". Infatti lo stesso Merati aveva scritto: "I genitori e le prove parallele. Ieri il Comitato Genitori Lussana ha discusso l'argomento 'prove parallele'. I vari pareri emersi possono ricondursi ad una valutazione positiva di verifiche generali nelle materie, perchè ciò significa dare elementi importanti di riflessione soprattutto sul grado di efficacia nella trasmissione di contenuti. Uno strumento (non certo l'unico!) utile per autovalutare e valutare la docenza. Molte perplessità sono invece emerse sull'uso delle prove come 'voto' incidente sulla media, anche se siamo coscienti che i voti dati non sono direttamente proporzionbali al punteggio registrato. Laddove vi siano lacune nell'insegnamento ciò significa rendere ancora più penalizzata la classe, in difficoltà nel tenere i livelli delle classi parallele. Invitiamo la Commissione didattica ad ulteriore riflessione al riguardo. Claudio Merati, Presidente Comitato Genitori Lussana". Mi scuso con gli interessati.