lunedì 11 luglio 2011

Faccetta nera, nel bergamasco...

Pensavamo che l'Abissinia fosse nella lontana Etiopia, ma ci sbagliavamo: è più vicina di quanta pensiamo. A Boltiere, ad esempio. Infatti nel piccolo paese del bergamasco c'è un vicesindaco di nome Maurizio Testa che è stato beccato in una foto con il braccino (si fa per dire) un po' troppo teso.
E' sabato 9 luglio quando sulla bacheca di Facebook di Arturo, fratello di Maurizio, compare una foto che ritrae quattro persone che fanno il saluto romano con alle spalle una raffigurazione della faccia del Duce. Una delle quattro persone è proprio Maurizio Testa, vicesindaco di Boltiere targato PdL. I Fantastici Quattro si trovavano a Predappio, paese natio di Benito Mussolini, per fare un salutino al caro Duce. La descrizione è "emozionante": "Di ritorno da PREDAPPIO, siamo stati a visitare lo zio Benito e ci ha dato ancora una volta quei stimoli per affrontare questo periodo particolare di questa società malata. Bisogna andare ogni tanto per rientrare poi attivi e pieni di voglia e di forza che solo lui puo’ dare. Meditare qualche minuto sulla sua tomba è ancora emozionante. Noi tireremo diritto”.
Maurizio Testa mi ha contattato dopo la pubblicazione della foto sulla mia bacheca di Facebook (chissà perché ora non c'è più, chi l'ha segnalata?). Dice che si "dissocia assolutamente" dalle parole del fratello e mi chiede di non mischiare "un po di folklore con la vita attuale". Ecco: andare a fare la visitina allo "zio Benito" e ricordarlo con il braccio teso è un mero atto folkloristico. A meno che Maurizio non sappia cosa vuol dire "folklore", perché su Wikipedia si trova: "Il termine (...)folklore(...), si riferisce all'insieme delle tradizioni arcaiche provenienti dal popolo, tramandate oralmente e riguardanti usi, costumi, leggende e proverbi, musica al canto alla danza, riferiti ad una determinata area geografica o ad una determinata popolazione." Quindi il saluto a "zio Benito" è una tradizione, ma mi sa che il Nostro ha sbagliato parola. Sta di fatto che, nonostante per lui sia un atto folkloristico, la foto è magicamente sparita dalla bacheca di Arturo, il fratello. Mistero. Comunque il Nostro ci tiene a precisare che non è fascista: "(...)non mi sono mai definito fascista se lo fossi non avrei nessun problema dirlo sono orgogliosamente di dx quèlla sociali e mi sono sempre distinto x essere sempre nella parte dei più deboli". Ribatto che non si può tollerare un atteggiamento del genere (il braccio teso) da un Vicesindaco, e il non-fascista risponde come un Berlusconi qualsiasi: "sono al 4 mandato più 5 anni consigliere provinciali non crede che se la gente mi vota e sono sempre stato il primo eletto vuol dire che non bleffo?". Quindi se uno è al "quattro mandato" e la gente lo vota può fare e dire un po' quello che vuole. La forza della democrazia.
Tra l'altro Testa Maurizio è lo stesso che invocava a gran voce la pena di morte per l'omicida di Yara, addirittura con consultazione referendaria. Ma nel Ventennio non c'era la pena di morte per i delitti di sangue. E le tradizioni?





AGGIORNAMENTO 1 [sab 16 luglio]
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AGGIORNAMENTO 2 [lun 24 luglio]
Le scuse del vicesindaco: “Chiedo scusa a tutte le persone che si sono sentite offese nel mio gesto di saluto romano. Effettivamente nel ruolo che copro è stato un gesto inopportuno, di leggerezza e fuori luogo. Non era mia intenzione offendere nessuno. Come diceva mio padre il fascismo e' nato,vissuto e morto con Mussolini,mi sono da sempre riconosciuto nella democrazia, nel tricolore, nella libertà”. Fonte: Bergamonews

AGGIORNAMENTO 3 [lun primo agosto]
Maurizio Testa si è dimesso dalle cariche di vicesindaco e di assessore: il consigliere dimezzato.