mercoledì 3 agosto 2011

Se il Parlamento discute di fotografie

Tra un arresto e l'altro, la Camera dei Deputati trova anche il tempo di discutere di fotografie. Avete capito bene: fotografie. E' il pomeriggio di mercoledì 20 luglio quando in Parlamento prende la parola il piddino Emanuele Fiano. Inizia (resoconto stenografico disponibile qua):
Onorevole Presidente, io ieri al termine della seduta ho citato un episodio che mi ha sbalordito e che riguarda il vicesindaco del comune di Boltiere, in provincia di Bergamo, un vicesindaco appartenente al Popolo della Libertà, il quale si è recato con tanto di famiglia e anche, se non sono errate le notizie che ricevo dalla stampa, insieme al comandante dei vigili urbani di quella località, alla tomba di Mussolini a Predappio. Lì, romanamente salutando la tomba di Benito Mussolini, ha dichiarato (uso le virgolette perché la dichiarazione è sua ed è riportata sulla sua pagina di Facebook): «Ogni tanto andiamo lì, in famiglia, con tanto di saluto romano, per rientrare poi attivi e pieni di voglia e forza che solo lui può dare». Questa è la frase pronunziata da Maurizio Testa, vicesindaco di Boltiere, in provincia di Bergamo, Lombardia, Italia, anno 2011.
Fine prima parte. Allora:
1) Maurizio Testa non si è recato a Predappio "con tanto di famiglia", ma con il fratello e altri amici.
2) Un deputato non può parlare in Parlamento premettendo un "se non sono errate le notizie che ricevo dalla stampa". E se non fossero vere?
3) Maurizio Testa non ha dichiarato o pronunziato un bel niente, con o senza virgolette. Le parole riportate riguardano la descrizione dell'album a cui appartiene la foto incriminata e appartengono al fratello di Maurizio Testa, Arturo.
Fiano continua ricordando la figura di suo padre, che è stato
arrestato dalla Milizia fascista all'inizio dell'anno 1944, deportato poi e prima incarcerato nel carcere delle Murate di Firenze, deportato nel lager nazista di Auschwitz-Birkenau, insieme alla madre e al padre (che sono i miei nonni, che non ho mai visto). Io ho voluto ricordare al vicesindaco di Boltiere, che poiché siamo in democrazia ha potuto pronunziare quelle parole, che io so chi fu Benito Mussolini, che io so, anche se non lo sapesse nessun altro, che cosa è stato il fascismo e cosa sono stati i fascisti, complici dei nazisti in questo Paese, nella deportazione di 8.500 ebrei italiani. Oggi, mio padre è uno, credo, dei dieci sopravvissuti ebrei italiani a quella deportazione, non tutta compiuta con la complicità dei fascisti. [...] Ho voluto solo ricordare questo, onorevole Mussolini, a quel signore che, a Predappio, ha alzato romanamente il braccio destro per salutare Benito Mussolini. Io so che Benito Mussolini fu un assassino e non me lo dimenticherò mai.
La Mussolini risponde:
Signor Presidente, non saremmo certamente qui, oggi, a dare un giudizio su quella che è stata la storia. Tutti noi conosciamo ciò che successe. Io non accetto che si dia un giudizio su mio nonno [...] massacrato a piazzale Loreto, senza un processo! Questo non lo accetto, ferme restando le colpe che vi sono state, ma non vi è stato un processo! Nessuno, in quest'Aula, si deve permettere di chiamare assassino mio nonno, del quale ho dato il cognome ai miei tre figli!
Perché non dovrebbe avere ragione la Mussolini? Piazzale Loreto è stata una vergogna che solo l'Italia poteva fare (prima inneggiava al Duce e successivamente gli sputava addosso); e poi non capisco cosa centri tutto ciò con Maurizio Testa. Boh.