mercoledì 25 gennaio 2012

Salvatore Borsellino a Bergamo: “L'ultimo pensiero di Paolo fu per i giovani”

Articolo pubblicato su Bergamonews

«I giovani di oggi devono scoprire la verità, sentire quel fresco profumo di libertà che ricordava mio fratello. Paolo si era lamentato perché era stato colpevole di indifferenza verso la mafia fino ai quarant'anni. Per questo credeva nei giovani, perché avevano un atteggiamento diverso: loro la mafia non la volevano». È un appello ai giovani quello di Salvatore Borsellino, fratello dell'ex magistrato Paolo, fatto saltare in aria, assieme ai quattro agenti della sua scorta, il 19 luglio 1992 in Via D'Amelio a Palermo. Parole di rabbia, come le definisce Salvatore stesso, quelle pronunciate ieri sera (martedì 24 gennaio) all'incontro organizzato da Libera Bg e Agende Rosse Bg svoltosi nella sala Qoelet di Redona.

«Sono già passati vent'anni – introduce il moderatore – dalla strage di Via D'Amelio», «anni di silenzi e depistaggi – accusa Salvatore – causati non dalla mafia ma da quello Stato che non l'aveva mai voluta combattere. Anzi, l'aveva usata per creare serbatoi di voti nelle regioni del sud. Non a caso Paolo, pochi giorni prima di morire, mentre stava scoprendo gli intrecci tra mafia e politica, aveva detto che stava vedendo la mafia in diretta». «Paolo è stato ucciso – sostiene il fratello – perché aveva scoperto la trattativa», che oggi conosciamo grazie alle rivelazioni di Spatuzza e del figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo. Trattativa che – secondo Pippo Giordano, l'altro ospite della serata, ex ispettore di polizia della DIA di Palermo – «è stata fatta per forza perché altrimenti sarebbe stato impossibile fermare le bombe di un clan potente come quello dei Graviano».

Un altro tema della serata è stata l'Agenda Rossa: il quadernetto personale che Paolo Borsellino portava sempre con sé, in cui scriveva appunti personali e supposizioni, che era misteriosamente scomparso da Via D'Amelio il giorno della strage. «Dove è finita quella agenda?», si domanda Salvatore da due decenni. «L'hanno fatta sparire per eliminare le prove dell'uccisione di Paolo». 

Infine le domande e le opinioni del pubblico, incentrate sia sui giovani che sulla mafia al Nord. Salvatore risponde spiegando che «la 'Ndrangheta è più pericolosa perché non fa rumore. Siamo noi che non la vediamo. La mafia non fa più le stragi perché altrimenti la gente capisce e si ribella». «Non è vero che la mafia a Bergamo non esiste – spiega Pippo Giordano -. Basti pensare che 4/5 delle denunce per mafia in Lombardia provengono dal triangolo Milano-Bergamo-Brescia». «Nella vostra città – conclude l'ex poliziotto – avete come questore il funzionario di polizia Ricciardi, che è indagato per calunnia aggravata per il depistaggio della strage di Via D'Amelio».
Peccato che nella Città dei Mille, come sostiene il Presidente Pirovano, di coppole non se ne vedono.